Si accentua sempre di più il “gap” tra i consumi dei Paesi ricchi e dei Paesi poveri: il 20% dei residenti nei Paesi ad alto reddito effettua l’86% dei consumi, 800 milioni di persone soffrono di malnutrizione cronica (e 2 miliardi non godono di sicurezza alimentare), 1 miliardo di persone non ha accesso all’acqua potabile, 1,5-2 miliardi di persone non hanno energia elettrica e 2 miliardi dipendono per la cucina e il riscaldamento, da legna, letame e altri tipi di biomassa combustibile che producono inquinamento e sono causa di gravi disturbi sanitari. Oggi 508 milioni di persone vivono in 31 Paesi colpiti da scarsità idrica ma entro il 2050 il numero dei Paesi in queste condizioni salirà a 48, per un totale di 3 miliardi di persone. “Di fronte ad una popolazione crescente e a consumi in vertiginosa espansione – si legge nel Rapporto Unfpa – gli appelli per un cambiamento delle modalità di sfruttamento delle risorse naturali non sembrano venir raccolti. Il rischio è di danneggiare in maniera irrevocabile le risorse da cui tutti noi dipendiamo, mettendo in pericolo il benessere o addirittura la sopravvivenza di milioni di persone nel mondo”. Ma come rompere il circolo vizioso che unisce degrado ambientale, povertà, cattive condizioni sanitarie e alto tasso di fecondità? Il Rapporto suggerisce, tra l’altro, di investire sulle donne dei Paesi in via di sviluppo, anche perché la metà della forza agricola mondiale è costituita dalle donne. “Cionostante – denuncia il Rapporto – le leggi nazionali o le consuetudini locali, spesso negano alle donne i diritti di successione o i diritti ereditari sulla terra. Molte donne si trovano così intrappolate in un circolo vizioso di degrado ambientale, povertà, alto tasso di fecondità e opportunità limitate”. Ogni minuto nel mondo 380 donne restano incinte, 100 gravidanze si concludono in aborti (40 dei quali in condizioni a rischio) e 1 donna muore per cause legate alla gravidanza. L’Unfpa chiede quindi di migliorare i servizi per la salute e l’istruzione, promuovere l’affermazione delle donne e garantire loro il diritto di scelta nell’ambito della vita riproduttiva. Tra le altre richieste, quella di aumentare i finanziamenti per le infrastrutture, potenziare le capacità di gestione e controllo a livello locale, incrementare la produzione alimentare, introdurre incentivi alle industrie per la promozione di processi produttivi sostenibili e sistemi di tassazione ambientale con forme di risarcimento per i danni dovuti all’inquinamento.