La popolazione mondiale, che oggi è di 6 miliardi e 100 milioni, aumenterà nei prossimi 50 anni del 50%, fino a raggiungere i 9 miliardi e 300 milioni nel 2050, una crescita che triplicherà soprattutto nei Paesi in via di sviluppo. Sei Paesi (India, Cina, Pakistan, Nigeria, Bangladesh e Indonesia) sono infatti responsabili, da soli, del 50% della crescita demografica (77 milioni di persone in più all’anno dal 1960 in poi). Mancanza di cibo, acqua e degrado ambientale si aggraveranno ancora di più con la sovrappopolazione e provocheranno un aumento degli squilibri sociali, come denuncia il Rapporto sullo stato della popolazione nel mondo dell’Unfpa, il Fondo delle Nazioni Unite per la popolazione, la cui versione italiana è stata presentata oggi a Roma per iniziativa dell’Aidos (Associazione italiana donne per lo sviluppo). “Il ritmo con cui stiamo alterando le condizioni del nostro pianeta – ha affermato Nerina Perea, dell’Unfpa – non ha precedenti: è necessario quindi fare di più per promuovere uno sviluppo più sostenibile e una maggiore prosperità per tutti i popoli del mondo. La globalizzazione ha certamente accresciuto la ricchezza mondiale e stimolato lo sviluppo economico, ma ha altresì aumentato il degrado ambientale e le ineguaglianze”. E proprio mentre è in corso la Conferenza internazionale sul clima a Marrakech, il Rapporto delle Nazioni Unite ricorda che gli Stati Uniti – tra i Paesi che rifiutano di ratificare il trattato di Kyoyo sull’emissione dei gas nocivi che producono i cambiamenti climatici – sono responsabili di un quarto delle emissioni globali dei gas serra. Secondo il Rapporto un individuo medio dei Paesi industrializzati produce emissioni di anidride carbonica in misura 5 volte superiore rispetto ad un Paese in via di sviluppo. (segue)