AFGHANISTAN: MEDICI SENZA FRONTIERE, “I VIVERI LANCIATI TRA LE MINE”

“È inconcepibile sganciare bombe e cibo. Il lancio incontrollato di aiuti dal cielo espone ulteriormente la popolazione civile dell’Afganistan al pericolo rappresentato dalle innumerevoli mine disseminate su tutto il territorio” dice, durante l’incontro-dibattito “Voci dall’Afganistan”, Diderik Van Halsema, portavoce di Medici senza Frontiere, in Pakistan dalla fine di settembre e appena rientrato in Italia. “Vogliamo consegnare gli aiuti direttamente alla popolazione e per questo esigiamo l’indipendenza dell’assistenza umanitaria dall’agenda politica. Gli operatori umanitari non sono soldati e i soldati non sono operatori umanitari. L’aiuto non è strumento della politica estera di governo ma è neutro e imparziale”, continua Van Halsema. “Solo così sarà efficace. Portare soccorso medico, poi, è diverso dal paracadutare farmaci dagli aerei. Lanciare cibo e medicinali nel cuore della notte, durante i bombardamenti, senza sapere chi li raccoglierà, può essere non solo inutile ma pericoloso”. Medici senza frontiere ribadisce, a questo proposito, la decisione di “non accedere ai fondi istituzionali” che anche il governo italiano ha messo a disposizione delle ong per l’emergenza guerra. Intanto la situazione è sempre più critica. “Dopo l’11 settembre la popolazione civile cerca di fuggire usando scorciatoie. Ma 780 chilometri quadrati di territorio afgano sono minati. Di questi, 350 sono ad alta priorità di sminamento perché terreni agricoli, zone commerciali e residenziali, strade”, ricorda Fazel Karim Fazel, afgano, coordinatore della campagna afgana che da 11 anni opera per la messa al bando delle mine. “Lo spostamento degli sfollati causa un aumento degli incidenti e tutto il paese dipende ormai dall’assistenza umanitaria. La comunità internazionale si è concentrata in Pakistan ma l’arrivo dei profughi è ancora minimo”, continua Fazel.” “” “” “