MASS MEDIA: MONS. BETORI, “NO” AD UNA COMUNICAZIONE “ESASPERATA” E “SELETTIVA”

Sia nella “grande” che nella “micro” comunicazione, “siamo preda e schiavi di una comunicazione esasperata, per il gran numero di messaggi che ci investono, e al tempo stesso selettiva, ciascuno con le proprie fonti di informazione e con i propri destinatari”. Lo ha detto mons. Giuseppe Betori, segretario generale della Cei, aprendo oggi, a Bari, il convegno su “Contemplare per annunciare: la comunicazione sociale negli orientamenti pastorali per il decennio 2001-2010”, e al quale partecipano circa 200 direttori e rappresentanti degli Uffici diocesani per le comunicazioni sociali. Per una fede come quella cristiana, ha commentato Betori, mettersi “sulla piazza delle comunicazione” è una sfida che comporta una sorta di esame di coscienza sul tipo di linguaggio usato dalla comunità ecclesiale, spesso “appiattito sulle due modalità dell’asserzione della verità e dell’esortazione morale”. La comunicazione sociale, e in particolare quella di massa, secondo il segretario generale della Cei, “ha modificato le modalità di gestione della vita, i ritmi dell’esistenza, la qualità e la tipologia dei rapporti interpersonali, l’organizzazione del lavoro; gestisce la domanda e l’offerta dei beni materiali come di quelli più umani e spirituali. Non c’è ambito della vita che non sia toccata dai processi della comunicazione sociale e dall’innovazione tecnologica, in gran parte connessa con il mondo della comunicazione”. La Chiesa, da parte sua, è consapevole che la sua “missione” si sviluppa, oggi, sulla “nuova piattaforma culturale ed esistenziale”: ne sono una prova gli Orientamenti pastorali di questo decennio, in cui “per la prima volta – ha osservato Betori – si assume la prospettiva del comunicare come elemento di fondo che deve guidare l’azione pastorale della Chiesa in Italia”.