TERRA SANTA: GIOVANNI PAOLO II, È URGENTE UN “NEGOZIATO RISOLUTORE”

“Il continuo ricorso ad atti terroristici o di guerra, che aggravano per tutti la situazione e incupiscono le prospettive, deve lasciare finalmente il posto ad un negoziato risolutore”. Nel messaggio, diffuso oggi, per la prossima Giornata mondiale per la pace, che si celebrerà il 1° gennaio 2002, il Papa è tornato a parlare dell’escalation di morti e violenza in Medioriente, sollecitando ancora una volta la “risoluzione del conflitto arabo-israeliano, che dura ormai da più di cinquant’anni, con un’alternanza di fasi più o meno acute”, e che la “delicata situazione internazionale” rivela come un modo sempre più indispensabile da sciogliere. Secondo Giovanni Paolo II, in particolare, “i diritti e le esigenze di ciascuno potranno essere tenuti in debito conto e contemperati in modo equo, se e quando prevarrà in tutti la volontà di giustizia e di riconciliazione”. Di qui l’auspicio del Pontefice affinché gli “amati popoli” della Terra Santa si adoperino “per un’era nuova di rispetto mutuo e di accordo costruttivo”. Nel Messaggio, il Papa invita anche i leader religiosi ad assumersi la “loro specifica responsabilità” nell’impegno per la “via del perdono, che porta alla comprensione reciproca, al rispetto e alla fiducia”. “Le confessioni cristiane e le grandi religioni dell’umanità – scrive Giovanni Paolo II – devono collaborare tra loro per eliminare le cause sociali e culturali del terrorismo”, agendo così in un “preciso campo del dialogo e della collaborazione ecumenica ed interreligiosa, per un urgente servizio delle religioni alla pace tra i popoli”. E sarà proprio un incontro di pace, quello voluto dal Papa il 24 gennaio prossimo ad Assisi con i rappresentanti delle religioni del mondo. Il 13 dicembre, in Vaticano, Il Santo Padre, presiederà invece l’incontro su “Il futuro dei cristiani in Terra Santa”, al quale parteciperanno i responsabili delle comunità cattoliche presenti a Gerusalemme, alcuni cardinali, i rappresentanti pontifici in Giordania ed Israele, e diversi rappresentanti di Conferenze episcopali nazionali ed internazionali.