TERRA SANTA: SABBAH, “CRISTIANI, UNA PRESENZA CHE DEVE ESSERE PIÙ COMPRESA E SOSTENUTA”

“Impegno alla giustizia e alla pace da parte di tutta la Chiesa; educare i fedeli a prendere coscienza della loro vocazione cristiana; perseguire il dialogo interreligioso e aiuti concreti ai cristiani”. Secondo il patriarca dei Latini di Gerusalemme, mons. Michel Sabbah, sono i questi i passi necessari da compiere per aiutare i cristiani in Terra Santa. ” “Chiamato a parlare de “La situazione dei cristiani in Terra Santa dopo il 28 settembre 2000”, nell’ambito dell’incontro svoltosi oggi in Vaticano, il patriarca ha ribadito che “esiste una dimensione cristiana del conflitto: i cristiani israeliani partecipano alle speranze, alla sofferenza e alla paura del popolo ebraico, così come i cristiani palestinesi partecipano delle speranze e delle sofferenze palestinesi”. Ma la cosa più pericolosa è per Sabbah ” non sono tanto i danni materiali quanto la disintegrazione morale e sociale a cui si assiste. La famiglia conosce delle tensioni al proprio interno. Cristiani che litigano con cristiani, musulmani con musulmani e con cristiani. E questo causa un terreno fertile per contrasti di natura religiosa”. “Noi cristiani – ha ricordato Sabbah – siamo destinati a essere sempre testimoni di Gesù fino a quando non sarà riconosciuto nella sua terra. Ciò che dobbiamo fare è prendere coscienza della nostra vocazione di cristiani in seno al popolo arabo e musulmano, senza nutrire complessi di inferiorità verso i credenti, più numerosi, di altre religioni”. Una vocazione messa a rischio dalla crescente emigrazione di cristiani verso altri Paesi che secondo il patriarca può essere evitata “con l’appoggio e la solidarietà concreta di tutte le Chiese nel mondo. Aiuto che riguarda anche la formazione di responsabili cristiani che abbiano un ruolo nella società e la conservazione della terra che gli stessi cristiani tendono a vendere, privando le generazioni future di spazio per vivere”. Ma anche le chiese locali in Terra Santa sono chiamate a questo “ministero di riconciliazione”. “Attraverso il loro piccolo numero, infatti, queste comunità non costituiscono pericolo per alcuno e possono giocare un ruolo di moderazione e di riconciliazione”. “Ma non sarà un ruolo facile – ha concluso Sabbah – perché non dovranno aver paura di ricordare le esigenze concrete della giustizia e del rispetto dei diritti delle persone”. ” “