GUERRA E MEDIA: ISTITUIRE I “CASCHI BLU DELL’INFORMAZIONE”

La proposta è stata rilanciata in occasione dell’incontro di studio su “Il diritto all’informazione in tempo di guerra”, organizzato il 13 dicembre scorso dalla Luiss, Libera Università Internazionale degli Studi Sociali Guido Carli, a Roma. “Nelle guerre di oggi, come dimostra il conflitto in Afghanistan – ha osservato Ermanno Bocchini, docente di diritto dell’informazione alla Luiss – la popolazione civile, i non belligeranti rischiano di più degli eserciti. Ma se la guerra è tra i popoli, i popoli hanno diritto alla verità”. Perciò si può immaginare, ha suggerito Bocchini, “l’istituzione di caschi blu dell’informazione” capaci di fornire notizie sull’effettivo svolgersi del conflitto, indipendenti dal controllo dei governi. “Parafrasando il detto ‘Si vis pacem para bellum’ oggi dovremmo dire ‘Si vis pacem para media’”, ha detto, Gianpiero Gamaleri, docente di teoria e tecniche della comunicazione di massa alla Luiss e consigliere di amministrazione della Rai. “Il controllo dell’informazione è essenziale nei conflitti di oggi”, ha notato Gamaleri, ma spesso “i giornalisti si trovano indifesi sul campo”, come dimostrano le recenti uccisioni di inviati di guerra in Afghanistan. “E per la pubblica opinione è difficile poter maturare un informato giudizio critico sui fatti che accadono”. Perciò, ha ricordato Gamaleri, “già dal 1999, in occasione del conflitto in Kosovo, abbiamo lanciato la proposta di istituire i caschi blu dell’informazione sotto il controllo delle Nazioni Unite”.