NOTA SETTIMANALE

Pubblichiamo la nota Sir di questa settimana – Con il vertice di Laeken, vicino a Bruxelles, la presidenza di turno belga passa il testimone a quella spagnola. L’Unione Europea, contro gli euroscettici da un lato e gli europeisti ad oltranza dall’altro, si conferma per quello che è: una formazione istituzionale inedita, alla ricerca di una propria identità, capace di tanti risultati concretamente positivi e nello stesso tempo intrinsecamente limitata.” “E’ un dato che deve essere ben tenuto presente di fronte al varo della “Convenzione”, che, dal prossimo mese di marzo, comincerà a lavorare per dare all’Unione – che ne frattempo sarà ulteriormente allargata – un nuovo Trattato e in prospettiva un vero e proprio quadro costituzionale.” “Sbaglierebbero tutti coloro che continuassero a guardare alle ulteriori tappe dell’Unione a partire dai modelli costituzionali degli stati unitari, federali o confederali. Ne risulterebbero inutili nevrosi e un perenne gioco di rincorsa. In uno spazio così sedimentato e così ricco di civiltà, senza uguali nel mondo, il lavoro di progettazione istituzionale e costituzionale non può che partire dall’esistente, dagli interessi, dalle passioni, dai valori di questo grande e straordinario spazio comune europeo, per coordinarlo a sistema.” “Come prima dell’euro, che oggi arriva nelle nostre tasche, c’è stata la lunga e non facile storia del Sistema monetario europeo, così non può non essere per il Sistema costituzionale europeo, che deve nascere all’insegna di un grande realismo, una chiara percezione degli interessi e dei bisogni, e un altrettanto chiaro ancoraggio nei principi e nei valori, senza i quali lo spazio civile e sociale europeo neppure esisterebbe. Ecco dunque la necessità di un dibattito aperto e libero.” “Questo vale in modo del tutto particolare per l’Italia, il paese più europeista a parole e nelle dichiarazioni d’intenti, che sovente diventano acritiche, ma spesso – e forse proprio per questo – incapace di farsi valere nella concreta gestione delle politiche dell’Unione. Certo il “vincolo europeo” in diversi momenti cruciali, dalla ricostruzione, alla crisi degli anni settanta, alla crisi dei primi anni novanta, è stato un punto di ancoraggio essenziale per superare momenti difficili, ma è anche vero che il nostro Paese ha sempre rappresentato una importante risorsa per superare gli egoismi nazionali che spesso hanno caratterizzato la gestione degli affari comunitari.” “Dall’Italia potrà venire allora un contributo di grande qualità, che forse potrà fare bene anche al dibattito interno, sulle prospettive di soluzione della lunga transizione istituzionale italiana, che a tutti richiede ampie prospettive e un forte senso di responsabilità.” “” “” “