INCONTRO LEADER RELIGIOSI A BRUXELLES: “NESSUNA GIUSTIFICAZIONE RELIGIOSA ALLA VIOLENZA E AL TERRORISMO”

La pace è un dono ed una benedizione di Dio. Nessuna forma di violenza e terrorismo può trovare una giustificazione religiosa perché “un crimine commesso nel nome della religione è un crimine commesso contro la religione”. Sono alcuni stralci della dichiarazione finale presentata questa sera a Bruxelles dai rappresentanti delle tre grandi religioni monoteiste a conclusione di un incontro interreligioso che ha riunito cristiani, ebrei e musulmani sul tema “La pace di Dio nel mondo”. Ad anticipare il testo della dichiarazione finale è mons. Aldo Giordano che ha partecipato all’incontro come parte della delegazione cattolica e come segretario generale del Consiglio delle Conferenze episcopali europee (Ccee). Convocato dal patriarca ecumenico Bartolomeo I insieme al presidente della Commissione europea Romano Prodi, l’incontro ha ricevuto messaggi da parte di Giovanni Paolo II, il presidente degli Stati Uniti, George Bush, e il segretario delle Nazioni Unite, Kofi Annan. “Il documento finale – spiega mons. Giordano – si apre con una premessa in cui i rappresentanti delle tre grandi religioni ricordano gli attentati dell’11 settembre e i conflitti che esistono nelle varie regioni del mondo”. Alla premessa seguono 12 punti. Nel primo punto si afferma che “la volontà di Dio è per la pace”. Ma si aggiunge anche che tutto ciò esige “una connessione tra pace e giustizia”. Poi, segue una sorta di “mea culpa”. I leader religiosi riconoscono che “nella storia alcuni membri di comunità religiose hanno compiuto crimini contro l’umanità” e per questo esprimono il loro “rincrescimento e la richiesta di perdono”. Nella dichiarazione si afferma anche che l’estremismo non riflette l’insegnamento delle religioni e che le religioni in se stesse non sono responsabili di atti criminali. A Bruxelles, ebrei, cristiani e musulmani si appellano “ai leader dei popoli e del mondo per chiedere una soluzione pacifica dei conflitti, specialmente in Medio Oriente”.