“Il mondo di oggi, messo alla prova di nuovo dagli scontri e dalla violenza cieca del terrorismo, ha grande bisogno di sentire la voce di uomini di dialogo e di artigiani della pace”. Lo ha detto oggi il Papa, ricevendo l’ambasciatore di Bulgaria presso la Santa Sede, Vladimir Nikolaev Gradev, in occasione delle lettere credenziali. Giovanni Paolo II si è riferito, in particolare, all’appuntamento del 24 gennaio prossimo ad Assisi, definendolo “una giornata di preghiera in favore della pace” che vedrà coinvolti “i responsabili religiosi del mondo intero”. “Lavorare, nell’accordo tra le nazioni e particolarmente nel continente europeo, in favore della pace e della cooperazione tra i popoli”: questo, ha detto il Papa, il compito da svolgere, seguendo del resto la strada già intrapresa dalla Bulgaria, “ponte tra l’Europa orientale e l’Europa meridionale”, “terra di incontro e di tolleranza”. Per Giovanni Paolo II, infatti, il “dialogo tra le culture e tra i popoli” è “un cammino di pace esemplare, che impone di rinunciare agli strumenti di potenza e a ogni volontà di dominio, per lavorare insieme al bene comune”. E’ anche, questo, “un cammino di verità, che chiese spesso di riconoscere le colpe commesse nel passato gli uni contro gli altri”, oltre che “un cammino di giustizia, che esige di riparare i torti e i danni fatti agli altri, nel rispetto dei diritti e dei doveri di ciascuno”. Un esempio da seguire, ha concluso il Papa, è quello della comunità cattolica bulgara, “poco numerosa, in un paese a maggioranza ortodossa”, ma “vivace” e in grado di “intrattenere buone relazioni con tutte le tradizioni religiosi presenti” e di “partecipare attivamente” alla vita della società e allo sviluppo del Paese. Salutando “i nostri fratelli della Chiesa ortodossa bulgara”, il Papa ha concluso il suo discorso augurandosi di poter visitare “prossimamente” la Bulgaria, per continuare il suo “pellegrinaggio alle fonti della fede, delle comunità cristiane e in favore della pace e del dialogo tra tutti”.