“La scuola è piena di ottimi conoscitori del Latino piuttosto che della matematica, ma purtroppo non sono automaticamente dei buoni insegnanti. Niente da dire sulla necessità di una adeguata preparazione disciplinare, ma l’insegnante come tale è quello che la sua materia la sa “usare”, prima ancora che trasmettere, per avviare processi di apprendimento e percorsi educativi. Ecco dove serve l’aria fritta”. Risponde così Alberto Campoleoni ad Angelo Panebianco, che sul Corriere della Sera di giovedì 20 dicembre aveva definito “aria fritta” un’eventuale laurea triennale in discipline socio-psico-pedagogiche richiesta ai futuri docenti dalla nuova riforma scolastica, discussa nei recenti Stati generali dell’Istruzione. “Bisognerebbe invece – sosteneva Panebianco – dedicare la specializzazione al “prevalente approfondimento delle materie” da insegnare”.” “”Le competenze dei docenti – dichiara al Sir Campoleoni – quel che devono saper fare, non riguardano solo la propria materia. Così, ad esempio, un insegnante di latino (di matematica, di inglese, ecc.) deve sapersi mettere in relazione con i bambini/ragazzi/giovani cui insegna”. Per l’esperto del Sir un docente “deve sapersi relazionare anche con i colleghi, il preside, i genitori. Deve conoscere sì la struttura disciplinare propria del latino da insegnare, ma anche i meccanismi che “regolano” l’apprendimento nelle diverse età, che peraltro hanno dinamiche e vissuti tipici, anch’essi da padroneggiare”. Considerare tutto ciò significa “porsi nell’ottica del “professionista” della scuola, di chi, cioè, sa disegnare e gestire un percorso formativo in modo intenzionale ed efficace, capace di raggiungere gli obiettivi che dichiara fin da principio”. “A questo professionista della scuola – conclude Campoleoni – serve anche uno stipendio adeguato, perché conoscenze, competenze e responsabilità sono alte. Prendere sul serio la riforma della scuola vuol dire anche partire da qui”.