MONS. FOLEY: NON ACCETTARE LA “DIVERSITÀ” SIGNIFICA “CREARE UOMINI SIMILI ALLE MACCHINE”

Lo sviluppo delle comunicazioni sociali a livello mondiale “ha dato vita ad uno scontro-incontro delle diverse culture”, ma “l’evoluzione culturale si basa sulla diversità” e non accettarla “significherebbe creare uomini simili alle macchine”. Lo ha detto mons. John P. Foley, presidente del Pontificio Consiglio per le comunicazioni sociali, concludendo ieri a Roma il convegno su cinema e spiritualità svoltosi all’Angelicum. In un mondo che “si complica sempre di più, alla ricerca della perfezione meccanica che possa supplire al limite umano”, ha proseguito Foley, occorre tener presente che “la tecnologia deve aiutare l’uomo a superare le difficoltà, a superare i propri limiti, ma non deve trasformare la macchina in uomo, né, tanto meno, trasformare l’uomo in macchina”. La “simbiosi” tra uomini e macchine, in altre parole, “deve avere dei limiti ed essere regolata da un’oggettiva gerarchia di valori”, in cima alla quale va collocata la consapevolezza del primato e della dignità assoluta della persona umana. Oggi, ha sottolineato Foley, si vanno invece diffondendo modelli che “tendono all’appiattimento dell’individualità, ignorano il rispetto dell’altro” o intendono “ricondurre tutto ad un unico modello culturale”. Per questo, ha concluso il relatore, bisogna “saper discernere tra umano e artificiale, tra realtà e finzione, tra sensibilità e automatismo, senza che le due sfere si confondano, per dare vita ad un ambiente in cui il sapere sia guidato dalla verità e la persona trovi spazio e stimoli per conoscere e continuare a cercare”.