Pubblichiamo la nota Sir di questa settimana – Orrore si aggiunge ad orrore, terrore a terrore: non sembra avere fine la spirale della guerra in Terrasanta, dopo i nuovi, ancora più devastanti attentati suicidi di Gerusalemme ed Haifa, che in sole 12 ore hanno causato 26 morti e 210 feriti.” “Ogniqualvolta il processo di pace sembra riprendere fiato, puntuale arriva l’esplosione della violenza, la spirale della rappresaglia, la realtà apparentemente senza fine delle vittime innocenti. Non basta la solidarietà ed il cordoglio per le vittime. L’impressione è che siamo veramente di fronte ad un tornante nuovo, che occorre aggredire con strumenti nuovi, strumenti di ordine morale, culturale e, in fin dei conti spirituale.” “Ormai sembra il vecchio Arafat, sopravvissuto a mille rivolgimenti, il bersaglio di questa fase della nuova Intifada, che ha finora avuto come unico risultato quello di rinsaldare il “partito della guerra” trasversalmente presente nei due schieramenti, in una rincorsa che ne alimenta il radicamento. Gli attentati suicidi rafforzano i falchi israeliani, le rappresaglie esarcebano la popolazione palestinese ed offrono vocazioni abbondanti all’esecrabile pratica del suicidio terrorista. E’ uno schema così semplice e lineare che si è tentato, si sta tentando di riproporlo su scala più ampia, su scala planetaria, quella di una delirante “guerra civile mondiale” proposta dagli estremisti di Al Quaeda.” “La risposta militare, la rappresaglia, la “punizione esemplare” non sradicano le vocazioni al terrore. Certo è assai più faticoso. In prospettiva sarà assai più faticoso ricostruire in Afghanistan le condizioni per una vita pubblica accettabile che sconfiggere le “falangi” talebane. Decine sono nel mondo oggi i conflitti dimenticati, perché semplicemente non rilevanti ai fini del grande palcoscenico del sistema della comunicazione e del mercato globale.” “Il conflitto della Terrasanta resta allora un nodo tragico ed esemplare. E’ difficile, è molto difficile fare veramente dei passi avanti, perché occorre cambiare registro, occorre andare in profondità. Può la politica, la grande politica internazionale, realizzare questo salto di qualità?” “Da troppo tempo lo attendiamo e il tempo stringe.” “Ma c’è chi non si stanca. La prossima giornata mondiale della pace, la trentacinquesima, ha un tema che è una sfida: “senza perdono non c’è pace”. Giovanni Paolo II sa di cosa parla. Senza un salto gli avvenimenti di questi mesi dimostrano che in Terrasanta la soluzione più facile è ancora la violenza, la guerra, la tragedia cieca e senza prospettiva.” “” “” “