DROGA: VATICANO, “NO” A DEPENALIZZAZIONE, “RIDUZIONE DEL DANNO” E “BANALIZZAZIONE” DELLE DROGHE LEGGERE (2)

Anche le strategie di “riduzione del danno”, ha osservato mons. Jean-Marie Musivi Mpendawatu, del Pontificio Consiglio per la pastorale della salute, “non hanno portato a miglioramenti o a un consumo ridotto di droghe”, in quanto “non risolvono il problema all’origine, guardano ai sintomi e non alla persona nella sua totalità”. In Europa, ha informato Anatrella, in 15 anni la percentuale di giovani che, tra i 15 e i 19 anni, fanno uso di droga è passata dal 19% al 43%; la “prima volta”, se negli anni ’70 era intorno ai 20 anni, oggi è scesa, sempre nel nostro continente, a 11-12 anni. La “regina” delle droghe, fra i giovani, è la cannabis, che produce una sorta di “addormentamento chimico” e dà luogo – ha spiegato l’esperto vaticano – a “carenze gravi”, come “rallentamento dei riflessi, mancanza di energia, fenomeni di aggressività e violenza”. Per questo, ha sottolineato il relatore, la “banalizzazione” di certi prodotti come la cannabis, tollerati da una parte dell’opinione pubblica perché considerati innocui, “induce i giovani a credere di potersi drogare sotto controllo medico” e soprattutto “li abitua a far ricorso a sostanze chimiche, invece che a risorse intellettuali, culturali e spirituali per svilupparsi e trovare una soluzione ai problemi esistenziali che incontrano”. Il problema della droga, allora, resta “un problema profondamente umano”, che ha a che fare per Anatrella con il fatto che “i giovani non trovano più un nutrimento simbolico nella società: vengono abbandonati a se stessi dagli adulti, e l’unico tipo di relazioni ‘educative’ sono relazioni affettive o emotive”. La droga, ha aggiunto Barragan, “è un surrogato della religione”, e “la migliore repressione è la prevenzione, la migliore prevenzione è la formazione della persona”, ha concluso mons. José Luis Redrado Marchite, segretario del Pontificio Consiglio per la pastorale della salute. ” “” “