CARD. MARTINI: LA GUERRA AL TERRORISMO È “LEGITTIMA DIFESA” O “VENDETTA”? (2)

Anche se, ha precisato Martini, “non spetta alla Chiesa dare l’ultimo giudizio pratico su atti di cui solo pochi conoscono le modalità ultime e precise”, è tuttavia necessario “un prezioso controllo democratico stabile e metodico esercitato dai Parlamenti e da un’opinione pubblica intelligente e non faziosa sulla conduzione degli eventuali interventi”. Oltre al terrorismo e alla violenza, secondo l’arcivescovo di Milano, “va condannata ogni ingiustizia e va eliminato ogni affronto alla dignità umana”, nella consapevolezza che “tutti gli sforzi umani di distruggere il male con la forza delle armi non avranno mai un effetto duraturo se non si prenderà seriamente coscienza di come le cause profonde del male stanno nel cuore e nella vita di ogni persona, etnia, gruppo, nazione, istituzione che è connivente con l’ingiustizia”. Per una possibile “inversione di tendenza”, ha affermato Martini, occorre che “maturi di nuovo in Occidente, forse proprio sotto la spinta di eventi così drammatici, la percezione che è necessario un cambio di vita, l’adozione di una nuova scala di valori”. Quella in cui viviamo, è infatti per il cardinale “una società il cui dio è il denaro, la cui legge è il successo e il cui tempo è scandito dagli orari di apertura delle borse mondiali”. E’ questa “la globalizzazione che è giusto rifiutare”, poiché “la follia dell’autodistruzione minaccia tutti quanti” e “gli spettri della corruzione, del malgoverno, del prevalere dell’interesse privato e tribale su quello pubblico, della dittatura e del primato della forza e delle armi, stanno succhiando il sangue di innumerevoli poveri della terra”. “Sarebbe troppo facile trovare un solo capro espiatorio e una sola vittima”, ha concluso Martini, invitando i credenti al dialogo e alla conoscenza reciproca e al rifiuto di qualunque azione “che esprima sentimenti di xenofobia, di antisemitismo, di minor rispetto di qualunque sentimento e tradizione religiosa”.