“Non è un particolare contesto culturale a scatenare gelosie non controllate che sfociano nell’annientamento della persona amata, ma piuttosto il clima generale che si respira, in cui la violenza la fa da padrona e, in questa atmosfera, pesa il silenzio degli adulti”. Con queste parole l’Associazione Italiana Maestri Cattolici (Aimc) interviene a commentare la tragedia avvenuta il 12 febbraio nella scuola di Sesto San Giovanni.
L’Aimc si interroga sui perché un ragazzo di 17 anni ha ucciso una ragazza di 16 anni che lo aveva lasciato e sottolinea il luogo in cui si è consumata, una scuola, quasi a “rendere più stridente il divario tra persone in crescita e vite che si spezzano”. “La domanda della madre ‘perché non lo hanno fermato?’ è inquietante e non riguarda solo coloro che per caso si trovavano nelle vicinanze – continuano i maestri cattolici -. Può, infatti, tradursi in ‘perché non lo abbiamo fermato’? Interrogativo che riguarda tutti, famiglie, scuola, media, accomunati nell’impotenza e nell’incapacità di accompagnare i giovani”.
In questa impresa “anche la scuola deve fare la sua parte, valorizzando il suo essere luogo di incontro intergenerazionale, il suo farsi carico dell”intero’ della persona, ma anche e soprattutto aiutare i giovani a costruirsi una mentalità non violenta”.
Intanto, in mattinata, nella basilica Santo Stefano, a Sesto San Giovanni, è stata celebrata una messa su richiesta dell’Istituto Erasmo da Rotterdam, la scuola frequentata dai due ragazzi. Nel corso della messa è stato letto un messaggio del card. Martini che con ogni probabilità celebrerà i funerali di Monica.