Una delle “sfide principali” della Chiesa del terzo millennio è consolidare “il rapporto fra la missione della Chiesa universale e la missione delle Chiese particolari”. Lo ha detto mons. Tarcisio Bertone, segretario della Congregazione per la dottrina della Fede, in un’intervista sull’ultimo settimanale diocesano di Gorizia, “Voce Isontina”. Il rapporto tra universalità e particolarità all’interno della Chiesa, ha spiegato mons. Bertone, “interessa il rapporto fra il centro dell’unità, rappresentato dal Papa, ed i vescovi; parliamo quindi del collegamento esistente fra il ministero petrino ed il ruolo dei Pastori delle Chiese particolari; del ruolo della Chiesa universale e della sua missione di unificazione e di quello delle Chiese particolari che devono anche salvaguardare la legittima autonomia e le legittime diversità”. I giovani in particolare, ha proseguito Bertone, devono essere sempre più in grado di “comporre insieme la diversità con l’uguaglianza fondamentale, la particolarità con l’unità, superando le barriere delle etnie, delle diversità culturali, giungendo a quel ‘con – vivere’ che ben rappresenta la spiritualità del ‘con’ contrapposta alla non spiritualità del ‘contro'”. Secondo mons. Bertone, “dal punto di vista dottrinale la grande sfida è quella del pluralismo religioso: si tratta – ha aggiunto – di una pluralità di fatto che non dobbiamo né possiamo però trasformare in pluralità di principio de iure come se tutte le religioni fossero sullo stesso piano”. “C’è infine, come dice il Papa – ha concluso mons. Betone – la ricerca della comunione in tutti i campi e in tutti i settori ma soprattutto la necessità di superare le divisioni esistenti fra i cristiani. La sfida del dialogo ecumenico va pertanto ripresa e potenziata al di là degli ostacoli nel convergere in quell’intenzione per cui Cristo stesso ha pregato nell’ultima cena: ‘che siano una cosa sola’”.