CARD. NEWMAN: DA ANGLICANO A “PRECURSORE PROFETICO DEL CONCILIO”

“In un tempo in cui la preoccupazione del successo è presente ovunque e può essere forse – dico forse – una tentazione, anche all’interno della Chiesa, Newman ci insegna ad avere fede nella grazia di Dio, senza la quale le azioni umane non portano frutto. La categoria del successo è una categoria di questo mondo e non vale per il mondo della fede”, perché “la fede raccoglie una ricompensa molte volte tardiva, ma durevole”. Con questo pensiero il prefetto della Congregazione delle cause dei santi, mons. Josè Saraiva Martins, ha inaugurato ieri sera presso la Pontificia Università Urbaniana il colloquio internazionale, che si chiude oggi, dedicato al venerabile John Henry Newman nel bicentenario della nascita (21 febbraio 1801), promosso dallo stesso ateneo e dal Centro internazionale degli amici di Newman. “Precursore profetico del Concilio Vaticano II”: così mons. Martin ha definito il Venerabile – che di origine anglicana divenne cattolico – a motivo delle sue “intuizioni sul mistero della Chiesa, sulla missione dei laici, sul rapporto tra fede e ragione, sul significato della coscienza, sulla necessità dell’ecumenismo”. “Il coraggio di lasciarsi guidare dalla fede in Dio” ricercata “alle fonti senza farsi imbrigliare da implicazioni sociologiche, e l’obbedienza senza cedimenti e compromessi alla verità rivelata agendo secondo l’imperativo della propria coscienza” sono, ad avviso dell’officiale presso la Congregazione per la dottrina della fede e direttore del Centro Newman, Hermann Geissler, gli insegnamenti ancora attuali di Newman in un tempo, come il nostro, “certamente bisognoso di coraggiosi testimoni “.