E’ la risposta che arriva dalla Hebrew University di Gerusalemme, alle lotte in atto tra arabi e israeliani. Voluta 70 anni fa da Chaim Weizmann, la Hebrew University, così come le altre università della Terra Santa, non ultima quella di Betlemme, è impegnata a fare incontrare i giovani di religioni e etnie diverse e a sviluppare un lavoro di ricerca per la pace della regione. A darne notizia è il mensile dell’Università cattolica “Presenza” che nel numero di febbraio presenta le iniziative di pace delle università in Terrasanta. ” “Giunto all’inizio del secondo anno il master propone “un lavoro che non conosce disoccupazione in questa terra – commenta Yaacov Bar-Siman- Tov, inventore e responsabile del programma di studi -. Sfortunatamente Israele è forse il miglior laboratorio sul conflitto”. Avviato grazie ad aiuti svizzeri e, in parte, italiani, il master è finalizzato a formare mediatori anche per il settore del business, e “spera di poter formare una nuova generazione di politici e diplomatici dotati di mezzi più adeguati”. “Siamo diventati esperti nell’arte della guerra – rileva Bar-Siman-Tov – ma adesso abbiamo bisogno di diventare negoziatori”. Per prepararsi a questa professione “si simula la gestione di problemi e questioni prima che si verifichino, come per esempio provare a studiare come governare congiuntamente una città nel caso di un accordo di pace. Facendo attenzione a incorporare variabili culturali e psicologiche, perché la cultura e anche le personalità sono determinanti nel processo di negoziazione”. La collaborazione accademica tra l’Hebrew University e la Bethlehem University – si legge ancora – ha costituto una riflessione significativa per il cambiamento delle relazioni tra Israele e Palestina. Il dialogo tra gli studenti e la capacità di ascoltare le ragioni dell’altro possono fare il resto”. “Studiare insieme – ha detto monsignor Raouf Najjar, già presidente della Bethlehem University, collegata con l’università Cattolica di Milano – è il modo migliore per trovare l’intesa, per conoscersi reciprocamente e per responsabilizzare al dovere di fare la pace. Fare università cattolica qui, con il 70% di studenti musulmani e il 30% di cristiani, è fare carità della cultura”.” “