“Le scuole cattoliche milanesi, entrate nel sistema nazionale paritario e spero presto tutelate anche dalla giusta parità economica, con la propria identità sociale, culturale ed ecclesiale, senza contrapporsi ad altri soggetti della società civile e senza chiudersi nel confessionalismo, hanno le carte in regola per essere interlocutrici nel processo di riforma e di umanizzazione dell’intero sistema nazionale pubblico dell’istruzione e della formazione” Così l’arcivescovo di Milano, Carlo Maria Martini ha aperto questa mattina il convegno “La riforma della scuola: quel che resta da pensare”, organizzato dalla facoltà teologica dell’Italia settentrionale. Per Martini “la riforma deve essere vista come un’impresa comune a cui dare il proprio contributo, lontano da ogni logica o tattica di schieramento per perseguire solo i veri interessi di studenti e famiglie”. “L’enfasi su certi modelli di scuola che taluni vorrebbero assimilare all’impresa – ha osservato Martini – devono essere ridimensionati comprendendo che non si dà scuola dei progetti senza una scuola dei soggetti, del docente educatore”. Per Martini l’attenzione della Chiesa va sentita “come interesse premuroso non per clericalizzare la scuola ma per riscoprire la dimensione più vera delle esperienze”. Scopo dei cristiani è “aiutare la scuola dell’autonomia a divenire gradualmente comunità educante di soggetti protagonisti con pari dignità, anche se con ruoli e competenze diverse”. “La tradizione scolastico-educativa maturata nell’ambiente cattolico – ha spiegato l’arcivescovo – va rimessa in circolo nel contesto attuale caratterizzato da pluralismo, multietnicità e multireligiosità”. “Agli studenti – ha aggiunto – rischiamo di dare sempre più notizie e sempre meno verità”. ” “” “