Quella che affronta il terzo millennio è una Chiesa non stanca, ma “missionaria”, capace di “guardare al futuro con grande speranza e coraggio”. Commenta così mons. Renato Corti, vescovo di Novara e vicepresidente della Cei, il prossimo Concistoro straordinario, convocato dal Papa in Vaticano dal 21 al 24 maggio. Negli stessi giorni (21-25 maggio) e nella stessa sede era in programma l’annuale Assemblea dei vescovi italiani, che la Cei – con una circolare inviata in questi giorni alle diocesi – ha deciso di anticipare di una settimana, dal 14 al 18 maggio. Il tema centrale della sesta riunione plenaria del Collegio cardinalizio, informa la sala stampa vaticana, è “lo studio delle prospettive della Chiesa per il terzo millennio”, al centro anche della prossima Assemblea della Cei. Il prossimo Concistoro, dice Corti, “così esplicitamente dedicato al futuro”, è “un’ulteriore occasione, in continuità con i Sinodi continentali convocati dal Papa negli anni novanta, di testimoniare il desiderio della Chiesa di affrontare con molta serietà l’oggi e il futuro: di fermarsi, riflettere, confrontarsi per meglio individuare le situazioni e i sentieri più urgenti su cui inoltrarsi”. Per Corti, “anche nelle Chiese particolari, nelle diocesi, nelle parrocchie dovrebbe affermarsi questi stile, ed è proprio in questa direzione che va inquadrato lo sforzo della Chiesa italiana nell’elaborare gli Orientamenti pastorali per il prossimo decennio”, che vogliono essere una sorta di “lettura italiana” della Novo Millennio Ineunte. Il prossimo Concistoro, conclude Corti, “completa” quello del ’94, in preparazione al Giubileo: “Se la Tertio Millennio Adveniente invitava tutti i cattolici del mondo a guardare a Roma, questo Concistoro sembra essere complementare ad essa, visto che la Novo Millennio Ineunte contiene l’invito esplicito del Papa ad inoltrarci nel ‘grande oceano’ che abbiamo davanti”. Con il prossimo Concistoro, quindi, Giovanni Paolo II “vuole accentuare molto la prospettiva missionaria della Chiesa, che non dà l’impressione né di essere stanca, né di volersi chiudere, ma anzi partendo dalla grazia del Giubileo guarda al futuro con grande speranza e grande coraggio. Intuire che Gesù Cristo è il fondamento della speranza per tutti i popoli – conclude Corti – è ciò che dà al popolo di Dio una grande freschezza”.