In casi come quello di Novi Ligure “leggi e strutture non servono, il ministro di grazia giustizia è impotente quanto il capo della polizia, contro l’abissale tragedia della libertà umana che ha perso gli ormeggi, poliziotti e carceri lasciano il tempo che trovano. Quando cominciano a sciogliersi i limiti “dentro” le coscienze è da “dentro” che occorre ripartire”. A sostenerlo è Stefano Fontana, esperto in problemi sociali, in una nota in uscita sul prossimo numero del Sir. ” “” A Novi Ligure – scrive Fontana – è accaduto qualcosa che ha cambiato per sempre le nostre paure, ha disarticolato le nostre difese, ci ha resi tutti più vulnerabili perché incapaci di individuare le cause del pericolo. In modo dirompente la violenza si è mossa da ‘dentro’ piuttosto che da ‘fuori’. E questo ci sgomenta. Ma nei confronti della violenza che nasce ‘da dentro’ tutti siamo ammutoliti. E’ un capolinea a cui si pensava di dover purtroppo arrivare prima o poi, ma che si sperava di non raggiungere mai”. Nella tragedia di Novi “c’è tutto il nichilismo che i giovani d’oggi spesso respirano, in quella assenza di motivazioni c’è la mancanza di senso di tanta cultura odierna. I sassi che piombano dal cavalcavia sull’autostrada, i quindicenni armati di coltello che rapinavano “per divertimento”, i gesti inconsulti solo per riempire in qualche modo un vuoto insopportabile sono la spia di mancanza di prospettive, di paurosa assenza di significati”. ” “