“Tutto – ha detto mons. Puma a commento dei dati – ci obbliga a prendere coscienza della crisi diffusa e radicale in cui versano matrimonio e famiglia. Questa gravissima crisi è certamente frutto delle trasformazioni della società e della cultura del nostro tempo. Esse hanno finito per intaccare e modificare i valori fondamentali e le esigenze più autentiche del matrimonio e della famiglia”. Fenomeni come l’individualismo “esasperato”, la libertà “sradicata dalla responsabilità” e il secolarismo hanno concorso a sradicare dal loro fondamento religioso e morale “i valori dell’indissolubilità, della fedeltà matrimoniale e dell’unità familiare”. Questi valori – ha osservato il presidente del Tribunale ecclesiastico di Sicilia – sono sempre più “criticati e rifiutati come eredità di un passato ormai superato e come soffocamento di una libertà cercata e vissuta in un assoluto spontaneismo”. “Che cosa possiamo e dobbiamo fare – ha chiesto mons. Puma – perché la famiglia cristiana, oggi, nel terzo millennio che inizia, viva in pienezza la propria identità, la propria comunione al suo interno?”. “Interrogativo – ha proseguito il presidente – che esige una responsabile risposta da parte di ognuno, secondo la loro specifica competenza”. Una parola particolare è stata riservata ai ministri del Tribunale a cui “è affidata da una parte – ha detto mons. Puma – la santità e la verità del sacramento del matrimonio, dall’altra il dolore e la sofferenza, il bene e la serenità di chi vive la tragedia del fallimento del proprio matrimonio. Siamo chiamati – ha concluso il presidente a mutare il pianto e il lamento dell’uomo in danza”.