COSTRUZIONE MOSCHEE: “CIVILTÀ CATTOLICA”, SÌ MA CON QUALCHE DISTINGUO

Una nota di Khalil Samir, gesuita egiziano, docente di islamologia al Pontificio Istituto di Studi Arabi e d’Islamistica (Pisai), interviene sul prossimo numero de “La Civiltà Cattolica”, anticipato oggi, con una nota che spiega cosa sono esattamente le moschee, quali rischi e potenzialità offrono per l’integrazione dei musulmani nel nostro Paese. “E’ scorretto – afferma Samir – parlando della moschea, parlare unicamente di ‘luoghi di culto’. Com’è scorretto, parlando della libertà di costruire moschee, farlo in nome della libertà religiosa, visto che non è semplicemente un luogo religioso, ma una realtà multivalente (religiosa, culturale, sociale, politica ecc.)”. Perciò, suggerisce lo studioso, “alla pubblica amministrazione spetta studiare come esercitare un certo controllo su tali centri, vista la loro funzione politica tradizionale”.” “Ad avviso di Samir, “l’opposizione che si vede un po’ dappertutto in Europa riguardo all’edificazione di moschee può provenire dalla xenofobia, ma è anche probabile che derivi dal timore che essa sia un atto politico di affermazione di un’identità diversa sotto tutti gli aspetti, troppo estranea alla cultura e alla civiltà occidentale. Se un tale centro musulmano potesse aiutare gli emigrati a integrarsi nella società italiana locale e nazionale, con corsi adatti e altri servizi, sarebbe da incoraggiare, poiché lo scopo è di costituire insieme, emigrati e autoctoni, una società comune e solidale”. Perciò “tocca alle autorità civili – afferma lo studioso – enunciare le condizioni che favoriscano il raggiungimento di tale scopo”.” “