Approvata la legge sull’adozione, comincia ora la battaglia contro le discriminazioni fatte in base al sesso, alla razza e all’etnia. “E’ una battaglia contro i tribunali per dire che tutti i bambini del mondo sono uguali”. A parlare è il presidente dell’Aibi (Associazione amici dei bambini), Marco Griffini che è intervenuto questa mattina ad una conferenza stampa promossa a Roma dalle associazioni familiari per fare il punto sull’approvazione della riforma. “L’Aibi – ha annunciato Griffini – ha presentato questa mattina un esposto contro il Tribunale dei minorenni di Roma per le discriminanti sul colore, il sesso e le etnie che vengono accettate per le adozioni internazionali. Simili iniziative di denuncia verranno fatte anche per i tribunali di Firenze, Potenza e Cagliari. E’ iniziata la battaglia”. Sui decreti di idoneità per le adozioni internazionali, i tribunali accettano le indicazioni che vengono presentate dalle coppie richiedenti. Si preferiscono in genere bambini “bianchi, perfettamente sani e di razza indoeuropea”. Questa consuetudine “folle” – spiega il rappresentante dell’Aibi – è emersa solo dal 16 novembre dello scorso anno, dal giorno cioè in cui la riforma delle adozioni internazionali ha posto la parola fine al “fai-da-te” delle coppie. “Dobbiamo ancora indagare – ha detto Griffini – per capire se la Commissione per le adozioni internazionali abbia dato indicazioni precise, chiedendo alla magistratura di evidenziare nei decreti di idoneità le caratteristiche dei bambini da adottare. Se però questa tendenza delle Magistrature – ha aggiunto Griffini – è vera, significa che i tribunali considerano le adozioni come un supermercato e i bambini come dei cani”.