Basta con le “ambiguità” sulle coppie di fatto. Il “no” viene da padre Bartolomeo Sorge, direttore di “Aggiornamenti sociali”, che sull’ultimo numero della rivista (marzo 2001) critica alcune recenti prese di posizione in materia dell’Unione europea. Secondo il gesuita, infatti, in Europa “prevale oggi la volontà di cercare un compromesso tra la cultura tradizionale di ispirazione cristiana e la cultura liberal-individualistica, con tutte le ambiguità che ciò comporta”. La “cultura liberale dominante”, in altre parole, “non consente di giungere ad una definizione univoca di famiglia ma obbliga ad accontentarsi di una definizione ambigua, sufficientemente ampia da non escludere altre forme di convivenza”. In questo scenario, la Chiesa ribadisce – ricorda padre Sorge – che “la questione delle coppie di fatto è essenzialmente un problema di civiltà e di cultura; è fuorviante farne una questione ‘confessionale'”. Non si tratta, quindi, di “imporre ai non credenti una prospettiva di fede” ma di far comprendere che “il matrimonio non è una unione qualsiasi tra persone, la cui forma sia lasciata alla scelta dei partner, liberi di seguire una pluralità di modelli culturali”. Oggi i cattolici, per il gesuita, si trovano a fare i conti con “una cultura che ritiene possibili diverse forme di famiglia e che quella ‘naturale’ fondata sul matrimonio sia soltanto uno dei tanti modi di convivenza”, Al contrario, invece, i credenti sono chiamati – conclude Sorge – a testimoniare che “la famiglia fondata sul matrimonio, in quanto è una istituzione stabile e sovraindividuale, ha un ‘ruolo pubblico, sociale e civile, che le coppie di fatto non hanno. E questo fa la differenza”.