“La Macedonia non può essere lasciata sola in questo momento così difficile”. Un appello alle organizzazioni internazionali perché si prendano cura degli sfollati viene da Narasanov Ivan Narash, segretario generale della Croce Rossa macedone, che coordina questa prima fase di emergenza provocata dalla fuga dei civili da Tetovo, la città dove da alcuni giorni si susseguono scontri tra estremisti etnici albanesi e forze di polizia macedoni. Gli albanesi si stanno dirigendo soprattutto verso Debar e Ohrid, a pochi chilometri dal confine con l’Albania. “Al momento sulle liste della Croce Rossa macedone ci sono tremila persone – racconta Narash -, che stiamo cercando di aiutare con cibo e prodotti igienici. Hanno abbandonato le proprie case portandosi via quello che potevano, qualche vestito e niente altro”. Gli sfollati hanno trovato finora “accoglienza presso parenti o amici. E’ scattato un meccanismo di solidarietà per offrire ospitalità a chi sta cercando scampo da questa ondata di violenza”. La Croce Rossa macedone sta distribuendo generi di prima necessità, anche se le scorte si stanno già esaurendo. “Sono preoccupato soprattutto per bambini e anziani – afferma il segretario della Croce Rossa macedone -. Non dimentichiamo che la fuga dal proprio villaggio è un trauma che può avere conseguenze gravi. Abbiamo a disposizione anche farmaci calmanti e tranquillanti per le situazione di stress psicologico più grave, ma anche le riserve di medicinali sono minime”. La Macedonia, ricorda Naresh, ha accolto profughi dalla Croazia nel 1991, dalla Bosnia l’anno successivo e dal Kosovo nel ’99. Ma mai avremmo pensato di avere sfollati dal nostro Paese”. La Croce Rossa sta assistendo indistintamente macedoni, albanesi, rom, turchi, bulgari, serbi. Anche Caritas e diverse Ong sono impegnati nell’accoglienza e nell’aiuto umanitario.