Il Novecento, non solo “secolo infernale” e “della morte di Dio”, ma periodo “di grandi luci, speranze e, più in particolare, di grande letteratura cristiana nella quale la scrittrice Flannery O’ Connor vedeva l’azione della grazia in un territorio tenuto in gran parte dal diavolo”. E’ la lettura critica del XX secolo proposta dal convegno su “Letteratura e cattolicesimo nel Novecento: la poetica della fede nel secolo della morte di Dio” che, promosso dalla Casa delle Letterature con il Pontificio Consiglio della Cultura, si svolgerà domani a Roma. Ad illustrarla, in un’intervista che apparirà sul prossimo numero del Sir, uno degli organizzatori e relatore al convegno, Andrea Monda. “C’è in Italia – ha detto – la convinzione diffusa che cattolicesimo e letteratura siano due termini antitetici, come se la fede cattolica fosse impermeabile e ostile alla cultura”; nella realtà le espressioni artistiche e culturali che hanno caratterizzato il secolo appena concluso “sono state spesso accompagnate e alimentate dal mondo culturale e spirituale proprio dl cattolicesimo”; il Novecento può essere anzi considerato “un momento di picco, di grande intensità cristologica” per l’interesse dimostrato per la figura di Cristo dalla letteratura mondiale. “Sfatare i luoghi comuni” e “contribuire alla rimozione della rimozione” subita dal cattolicesimo “visto in Italia come ostacolo allo sviluppo della cultura nazionale”: questi, secondo Monda, gli obiettivi del convegno che riunisce scrittori, critici e letterati di provenienza laica e cattolica e sarà aperto dal presidente del Pontificio Consiglio della Cultura, il card. Paul Poupard. ” “” “