“Il nostro Paese è un piccolo forziere di bellezze che purtroppo stiamo distruggendo con prepotenza e arroganza”. Il grido d’allarme è stato lanciato ieri sera a Rovigo da Fulco Pratesi, presidente nazionale del Wwf, aprendo il convegno promosso dal settimanale della diocesi di Adria-Rovigo “la Settimana” e dalla Federazione italiana settimanali cattolici (Fisc) sul tema: “Terra Madre: la salvaguardia dell’ambiente a 50 anni dall’alluvione del Polesine”. Pratesi ha presentato alcuni dati “preoccupanti” relativi alle condizioni ambientali del nostro Paese. Ogni anno vengono “divorati” 100mila ettari di territorio. Il raffronto con l’Europa è “allarmante”: dal 1967 al 1997 il continente europeo ha preso il 2% di territorio agricolo, negli stessi 30 anni il nostro Paese ha inghiottito nel cemento il 20% del suo territorio a agricolo. “Se l’Italia – ha detto Pratesi – dovesse vivere delle sue risorse agrarie, non potrebbe sopravvivere a lungo”. I cittadini italiani detengono anche un primato mondiale: quello relativo all’utilizzo delle auto con una macchina ogni due persone. “La prepotenza e l’arroganza” degli uomini sono all’origine dell’inquinamento delle acque: “i fiumi come il Po e l’Adige – ha aggiunto Pratesi – sono carichi di veleno e la città di Milano non ha ancora un depuratore”. L’Italia è inoltre il Paese europeo che consuma la maggior quantità di acqua minerale in bottiglia. “Eppure – ha proseguito il presidente del Wwf – ci sono alcuni segni di speranza”. Il 10% del territorio nazionale è protetto: “Il nostro Paese conta 20 parchi nazionali e numerosi parchi regionali che garantiscono la tutela delle acque, consentono l’emissione di aria pulita ed un turismo illuminato e serio”. Il secondo “segno di speranza” si registra nell’agricoltura con il successo e la diffusione dei “prodotti biologici”. Ma per vincere il progressivo depauperamento del territorio italiano e mondiale, “ci vuole una mentalità diversa”. “Oggi – ha detto Pratesi – la posta in gioco è alta: la salvezza del pianeta e dell’umanità. L’invito del Papa a vivere nella temperanza e nella sobrietà è stato più volte disatteso. Viviamo rincorrendo il desiderio di avere più case, più strade, più parcheggi, come se la nostra felicità dipendesse dal possesso delle cose. Siamo ancora vittime del nostro egoismo e della nostra voracità”.” “” “