UCIP: IL POPOLO DI SEATTLE PROVOCA I GIORNALISTI CATTOLICI

Mentre il “popolo di Seattle” protesta ai quattro angoli del pianeta, i giornalisti cattolici si dichiarano pronti ad accogliere le sfide della globalizzazione, pur consapevoli dei rischi che essa comporta. Questo il messaggio che è emerso dal Consiglio dell’Ucip (Unione cattolica internazionale della stampa), riunito in questi giorni a Verbania con la partecipazione di giornalisti da tutto il mondo. Il Consiglio dell’Ucip sta definendo i dettagli del prossimo congresso mondiale dei giornalisti cattolici, in programma a Friburgo, in Svizzera, dal 17 al 23 settembre prossimo. Nel corso del congresso si confronteranno i “paladini” della globalizzazione, come il presidente della multinazionale della comunicazione “Vivendi”, Jean-Marie Messier, e ricercatori che hanno votato i loro sforzi a studiare i rischi e le conseguenze negative della mondializzazione, come l’italiano Riccardo Petrella. Ci saranno esponenti delle Chiese, come il vescovo di Poitier, Albert Rouet, e attivisti dei diritti civili, come Sharon Bradshaw di Trinidad. ” “”Il congresso mondiale – spiega la presidente dell’Ucip, Theresa Ee-Chooi – ci offre l’opportunità di migliorare la nostra conoscenza della realtà mondiale e sarà l’occasione perché i professionisti dei media si confrontino con studiosi, economisti, imprenditori, vescovi, sul tema della globalizzazione”. A questo riguardo il presidente della Federazione italiana dei settimanali cattolici (Fisc), don Vincenzo Rini, intervenuto al Consiglio dell’Ucip, mette in luce il contributo dei settimanali diocesani per affrontare la sfida della globalizzazione. “L’esperienza sociale, politica e culturale di questi ultimi anni – rileva don Rini – ci dimostra che più si allargano i mercati, la comunicazione, i viaggi e più la gente ha bisogno di riconoscersi nel locale. Penso perciò che la sfida della globalizzazione non debba distoglierci dal nostro radicamento sul territorio. Per la stampa cattolica sarà importante fare in modo la fedeltà al territorio non diventi campanilismo, chiusura, ma faccia sorgere un sano localismo, capace di misurarsi con il mondo”.” “” “” “