Il Consiglio dell’Ucip (Unione cattolica internazionale della stampa), riunito in questi giorni a Verbania, ha discusso un documento sulla spiritualità della comunicazione. “La spiritualità – si legge nel testo redatto da un gruppo di lavoro di giornalisti cattolici di tutto il mondo – è il modo per armonizzare la nostra professione con le nostre convinzioni”. “C’è una forma di inculturazione – prosegue l’Ucip – che si esprime attraverso l’elaborazione di una tale spiritualità. Si tratta di far incontrare il Vangelo e la cultura, fortemente segnata dai media. Questo non significa che tutti i cristiani, professionisti della comunicazione, facciano opera di evangelizzazione esplicita nell’esercizio quotidiano del proprio lavoro. Ma tale spiritualità li spinge ad avvertire costantemente la preoccupazione di un incontro tra Vangelo e cultura: da una parte nel modo di fare il proprio lavoro, dall’altra nel condividere queste preoccupazioni con i colleghi credenti e con i responsabili delle comunità cristiane”.” “Spesso, notano i giornalisti dell’Ucip, “noi subiamo le notizie, senza avere il tempo per trovare uno spazio di riflessione per misurarne l’importanza. La vita spirituale ci aiuta invece a trovare la distanza necessaria per collocare ogni cosa al posto giusto, sotto lo sguardo di Dio”. Inoltre, “è compito della vita spirituale condurre i comunicatori credenti ad interrogarsi sui modelli di riferimento, tanto nella propria esistenza, quanto nei messaggi che trasmettono”. La discussione sulla “spiritualità della comunicazione” proseguirà in seno all’Ucip nei prossimi mesi per approdare alla stesura finale del documento che sarà presentata all’assemblea generale, in programma a Friburgo in settembre.” “” “” “