“In Abruzzo, i bambini vivono l’inferno tra le mura di casa”. All’indomani dell’approvazione della legge contro le violenze domestiche – che prevede, tra l’altro, l’allontanamento dalla casa familiare del coniuge o convivente, in casi di violenza sessuale, maltrattamento e lesioni personali – l’allarme viene dal “Centro Primavera” di Scerne di Pineto (Teramo), che informa come dal 1997 (anno di inizio delle attività del Centro) sono stati 1366 gli interventi specialistici di protezione, 12 mila le terapie riabilitative e 78 i bambini in terapia riabilitativa e recupero psicomotorio. Tra i dati diffusi dal Centro, che porta avanti un “progetto pilota” di interventi sanitari a favore dei minori a rischio e delle loro famiglie, alcuni sono particolarmente sconcertanti: 14 bambini tra i 6 e i 12 anni subiscono, in famiglia, abusi e maltrattamenti. Sono stati 2 i casi di maltrattamento fisico, 10 di quello psicologico, e ben 30 gli abusi sessuali. “Una situazione grave – spiega Daniela Angelozzi, coordinatrice dell’équipe di psicologi del Centro Primavera, in un servizio che apparirà sul Sir di domani, – tanto più che nel 70 per cento dei casi ‘l’orco’ è il papà o il convivente della madre. Gli abusi intrafamiliari sono più gravi per il bambino, che viene abusato da una persona di cui si fida; oltre che fisico, così, il danno diventa anche psicologico”. “Ampi spazi di solitudine, situazioni di subcultura o di urbanizzazione frettolosa”: sono queste, per mons. Edoardo Menichelli, arcivescovo di Chieti-Vasto e segretario della Commissione Cei per la Famiglia, alcune ragioni che possono “spiegare” il grave fenomeno degli abusi familiari. “La pedofilia e ancor più l’incesto – commentano Dino e Silvana Di Ruscio, responsabili regionali della pastorale familiare – sono drammi della solitudine, sia che li guardi dalla parte dell’abusante che da quello delle vittime. Non esiste uno stereotipo di abusante che, anzi, è spesso una persona bisognosa di aiuto. Per questo occorre diffondere una cultura dell’infanzia centrata sulla responsabilità degli adulti”.