BALCANI: MONS. MASSAFRA, “IL NOSTRO IMPEGNO A RICOSTRUIRE LE COSCIENZE E PROMUOVERE UNA CULTURA DELLA CONVIVENZA”

“La linea d’azione comune è quella di rifare l’uomo, ricostruire le coscienze, promuovere una cultura di pace e riconciliazione partendo dalle basi umane e dalle radici cristiane dei nostri popoli”. A presentare gli obiettivi che si prefigerrano i presidenti delle Conferenze episcopali del Sud-Est europa alla riunione promossa dal Ccee (Consiglio delle Conferenze episcopali europee) a Vienna il 14 e 15 marzo, è mons. Angelo Massafra, arcivescovo di Scutari (Albania) che parteciperà all’incontro. “Nel Balcani e in Albania in modo particolare – afferma l’arcivescovo al Sir – il comunismo ha tolto dal cuore dell’uomo tanti valori. L’impegno alla ricostruzione economica e sociale dei Paesi dell’area ex comunista non è l’unica via di uscita e di risoluzione dei problemi che i popoli dei Balcani, dopo un decennio di conflitti e violenze, stanno affrontando. A nulla la ricostruzione economica varrebbe se non è accompagnata da un impegno corale, delle Chiese e della società civile, a ricostruire la dimensione spirituale della Nazioni e a promuovere la formazione dei popoli ai valori della convivenza, della pace e dell’accettazione dell’altro”. Parlando del lavoro svolto dalla Chiesa cattolica in Albania, mons. Massafra parla dei “tanti problemi che la gente deve afforntare ogni giorno” come per esempio “il lavoro che non c’è” e “l’emigrazione selvaggia che non ha ancora sufficienti reti di protezione e di disciplina”. Fortemente impegnata sul fronte della formazione, la Chiesa è per l’Abania e per i Balcani “un segno di speranza e di fiducia”. “L’impegno – racconta mons. Massafra – è soprattutto volto a favorire la rappacificazione degli animi ed è un lavoro che la chiesa sta portando avanti per porre fine alla catene di vendette e di odio attraverso l’incontro tra culture ed etnie diverse”. In questa prospettiva, si pone il ‘villaggio della pace’ a Scutari costruito espressamente per “far incontrare persone di diverse etnie e nazioni dei Balcani e quindi favorire la costruzione di una cultura di pace”.