BOLOGNA: COSI’ LA CHIESA AIUTA I RIFUGIATI POLITICI

“Arrivano all’aeroporto di Bologna, oppure in treno, o anche scaricati da ‘portatori’ coi mezzi più vari, qualcuno anche via nave a Ravenna. E per loro comincia la lotta per vedersi riconosciuto lo status di rifugiato politico”: Francesca Tiberio, responsabile del settore profughi e rifugiati della Caritas di Bologna, illustra così il fenomeno di notevole aumento percentuale di perseguitati che, specie dai paesi dell’Africa occidentale, del Corno d’Africa e dalle zone curde, sono giunti in città, chiedendo asilo e assistenza. “I numeri parlano chiaro – dice Francesca Tiberio -: nei primi mesi del 2001 sono già una quindicina, quando sono stati 35 per tutto il 2000 e 15 nel corso del ’99. Il nostro compito è di aiutarli ad inserirsi nel tessuto sociale bolognese, in attesa che la burocrazia faccia il suo corso, fino al riconoscimento formale dello status di ‘rifugiato’, con tutto ciò che consegue”. La Caritas si occupa, tramite le propria fitta rete di volontari e parrocchie, dei bisogni primari (abiti, alloggio, piccole spese, salute). “In questi anni non abbiamo mai lasciato nessuno per strada – dice la responsabile -. Abbiamo anzi offerto la possibilità di iscriversi a corsi di formazione professionale, a quelli di lingua italiana, anche se molti dei richiedenti hanno un livello di studio alto e desiderano qualcosa di diverso. In ogni caso, si tratta di superare il periodo di attesa della documentazione”. Per quanto riguarda i rapporti con i familiari rimasti nei paesi di origine, la Caritas fa di tutto per aiutare a mantenere i contatti. Per chi ha figli, vengono promossi ‘affidamenti’ a distanza.