Globalizzazione, pluralismo etnico, culturale e religioso, crisi degli ambiti tradizionali della comunicazione quali famiglia, scuola e parrocchia, pensiero debole e privo di risposte per il futuro: è questo lo scenario che interpella oggi la vita consacrata. Una sfida all’annuncio del Vangelo la cui parola d’ordine diventa un “dialogo limpido e coraggioso” tra le diverse religioni, fondato sull’unicità di Dio padre di tutti gli uomini: questo è il tema della XLVIII Assemblea nazionale dell’Usmi (Unione superiore maggiori d’Italia) apertosi oggi a Roma presso la Pontificia Università Urbaniana (fino al 21) con il titolo “Le religiose in un mondo dalle molte religioni”. “I gruppi etnici che popolano le nostre città sono tra i nuovi areopaghi della missione della vita religiosa – ha osservato la presidente nazionale dell’Usmi madre Teresa Simionato – e costituiscono spazi di vita da accostare con attenzione e discreta carità”. E’ un ripensamento della vita religiosa: “Siamo chiamate – ha precisato – a passare da una vita consacrata che possiede la missione ad una vita consacrata che la serve” attraverso “la santità di un’esistenza radicalmente donata, la comunicazione di una fede che non si impone, ma si fa compagna di strada”. A tale fine occorre ritornare al cuore della vita monastica, ha rimarcato il camaldolese ed esperto di dialogo Innocenzo Gargano, “come stile di essenzialità che non antepone nulla all’amore di Cristo e lo sa testimoniare a tutti, credenti e non”. Soffermandosi sull’irrinunciabilità di un autentico dialogo interreligioso “al cui imperativo nessun carisma interno alla Chiesa può ormai sottrarsi”, padre Gargano ne ha indicato alle consacrate i necessari presupposti: adeguata formazione culturale e teologica, consolidamento interiore, preghiera e incessante ricerca di Dio, esperienza di vita comune, disponibilità all’ascolto sincero e accoglienza rispettosa dell’altro cui “proporre serenamente la nostra verità, che non è offesa all’identità altrui, ma dono per ogni uomo”.