“Il protocollo del 1997 siglato a Kyoto, in Giappone, va ad intaccare il mondo delle imprese ed il loro sistema produttivo e sposta la ricerca dall’uso di energie fossili non rinnovabili a quelle rinnovabili e dunque comporta grossi investimenti. Non dimentichiamo che gli Usa sono produttori di petrolio e carbone”. Lo ha detto Matteo Mascia, esperto di politiche ambientali della Fondazione Lanza di Padova, commentando il recente rifiuto degli Stati Uniti d’America di ratificare il protocollo perché “contrario agli interessi americani”. ” “”In questo gli americani non sono soli. Finora nessun Paese industrializzato ha ratificato il trattato di Kyoto – spiega al Sir Mascia -. Solo la Svezia si è finora impegnata alla ratifica. Spostare la ricerca e lo sfruttamento dal petrolio e carbone all’energia eolica e solare significa, per molti Paesi produttori, perdere fette immense di mercati. C’è tutto l’interesse a mantenere questi combustili almeno fino a quando non vi siano tecnologie create dagli stessi Paesi industrializzati, Usa in testa”. Perdurando le difficoltà di ratifica del protocollo nei Paesi industrializzati, è inutile, per l’esperto della Fondazione Lanza, “chiedere ai Paesi in via di sviluppo, che secondo previsioni saranno in futuro i maggiori emettitori di gas antropogenici, di rinnovare le loro tecnologie con altre nuove e rispettose dell’ambiente. Non dimentichiamo, infatti, che molte nostre imprese si stanno delocalizzando nel Sud del mondo, dove attivano vecchi sistemi produttivi inquinanti in assenza di una legislazione ambientale avanzata. E’ solo trasferendo tecnologie avanzate e pulite ai Paesi in via di sviluppo che possiamo chiedere in cambio la riduzione di emissione”. “Auspico – conclude Mascia – che l’Ue, Italia per prima, ratifichi Kyoto in tempi brevi e che si muova anche verso i Paesi dell’Est, Australia e Giappone, tutti consumatori di combustibili inquinatori, perché riducano l’emissione, a prescindere dagli Usa”. ” “” “” “