DIALOGO INTERRELIGIOSO: CCEE-KEK, “RECIPROCITÀ CON L’ISLAM E COMUNIONE SPIRITUALE CON GLI EBREI”

“Accoglienza”, “stima”, “reciprocità”: questi i termini usati dai responsabili delle diverse Chiese cristiane europee per definire le rispettive posizioni nei confronti dell’Islam, che in Europa sta assumendo sempre più peso a motivo dell’immigrazione. Il tema del dialogo con le altre religioni è emerso oggi a Strasburgo durante la conferenza stampa nell’ambito dell’Incontro ecumenico europeo in corso in questi giorni, organizzato dal Ccee (Consiglio delle Conferenze episcopali europee) e dalla Kek (Conferenza delle Chiese europee). La Carta ecumenica, che verrà firmata domenica 22 aprile, contiene infatti due paragrafi che invitano a curare le relazioni con l’Islam e ad approfondire la comunione con l’ebraismo. Il Metropolita Daniel, della Chiesa ortodossa di Romania ha spiegato che “l’attitudine delle Chiese nei confronti dell’Islam non è ostile ma comprensiva, amichevole. Non tanto a livello teologico quanto a livello di comprensione delle differenze e delle specificità. Si tratta più di accoglienza sul nostro territorio europeo, così come tanti cristiani vivono sul territorio musulmano”. Anche il cardinale Karl Lehmann, arcivescovo di Magonza e presidente della Conferenza episcopale europea, ha messo l’accento sulla parola “reciprocità” (che è anche il titolo di un documento elaborato da una commissione mista Ccee-Kek che si occupa delle relazioni con l’Islam), perché, ha precisato, “non vogliamo assumere solo doveri senza che altri li assumano”. Il cardinale Lehmann ha però messo in luce la difficoltà, a livello di dialogo, di “trovare l’interlocutore ideale, perché l’Islam è organizzato in comunità autonome, allora non si sa mai chi ha il diritto di parlare per tutti. In ogni caso ci sforziamo di esprimere la nostra stima e il desiderio di lavorare insieme”. A proposito dei rapporti con l’ebraismo – la Carta usa infatti il termine “comunione” -, il metropolita Daniel ha spiegato che il termine è stato scelto “per gentilezza, ma non è da mettere sullo stesso piano della comunione eucaristica con le altre Chiese cristiane. E’ una specie di comunione in senso spirituale, non sacramentale, perché abbiamo un’eredità comune da portare”. Il cardinale Lehmann è convinto che debba “essere sottolineato la specificità particolare del dialogo con gli ebrei: se si parla di vincolo profondo con gli ebrei allora il concetto di lascia spazio a molte possibilità”.