Sono state ufficialmente riconosciute le “virtù eroiche” di Charles de Foucauld, il “piccolo fratello di Gesù” che “tra i tuaregs del Sahara portò l’umiltà, la povertà e la carità di Cristo, proponendosi di essere il fratello universale dei cristiani, degli ebrei e dei musulmani”. Lo ha detto mons. José Saraiva Martins, prefetto della Congregazione per le cause dei Santi, presentando oggi al Papa i nuovi decreti per la beatificazione e la canonizzazione di 52 “servi e serve di Dio”, provenienti da tutto il mondo. Nato a Strasburgo (Francia) nel 1858, e morto il 1° dicembre del 1916 (assassinato nel deserto) a Tamanrasset, in Algeria, “fratel Charles”, secondo Enzo Bianchi, priore della Comunità di Bose, “ha impresso una svolta irreversibile alla spiritualità cristiana, ricentrandola sullo spogliamento e la povertà radicale nella sequela del Signore, e nel contempo aprendola ad abbracciare l’universo intero nell’amore fino alla morte”. Paolo VI e Giovanni Paolo II, in diverse occasioni pubbliche, hanno citato Foucauld rispettivamente come “il fratello universale, modello di carità” e come esempio per “la santità della sua vita quotidiana”. La “modernità” dello stile di Charles e Foucauld, che verrà presto proclamato beato, è evidente nel suo modo di impostare il rapporto con i “fratelli del deserto”. “Non solo qui per convertire in un colpo solo i Tuareg – scriveva – ma per provare a capirli e migliorarli. Sono certo che il buon Dio accoglierà in cielo quelli che furono buoni e onesti, senza bisogno che essi siano cattolici e romani”. Domenica prossima 29 aprile, intanto, il Papa proclamerà in piazza S. Pietro cinque nuovi beati: Manuel Gonzalez Garcia, Marie-Anne Blondin, Caterina Volpicelli, Caterina Cittadini, Carlos Manuel Cicilio Rodriguez Santiago. ” “” “