In Italia un bambino su 600 muore per trauma cranico e circa tre bambini su dieci ricorrono a cure di pronto soccorso per la stessa patologia. Incidenti stradali e maltrattamenti, soprattutto a danno dei più piccoli, le cause più frequenti. Sono dati diffusi da Concezio Di Rocco, direttore della cattedra di neurochirurgia infantile dell’Università Cattolica, in occasione del convegno internazionale sui traumi cranici “Head injuries: management of primary damage secondary damage prevention” (Traumi cranici: gestione del danno primario prevenzione del danno secondario) che si è aperto oggi ad Assisi (fino al 13 maggio). “Il trauma cranico pediatrico – spiega Di Rocco – per la sua elevata incidenza e per le conseguenze neurologiche rappresenta un problema di grande rilevanza sanitaria. Nei Paesi occidentali costituisce la causa principale di morte nei bambini di età superiore ad un anno”. In Inghilterra la mortalità per trauma cranico è di circa il 15% mentre negli Stati Uniti è di circa il 35%. Maggiormente a rischio, informa il neurochirurgo, “i primi cinque anni di vita e l’adolescenza”. Secondo gli esperti riuniti ad Assisi è di particolare importanza la prevenzione dei traumi conseguenti a incidenti stradali, da attuarsi mediante l’uso delle cinture di sicurezza e dei seggiolini in auto, del casco in bicicletta e in motorino. “Dispositivi di sicurezza ancora scarsamente utilizzati in Italia – osserva Di Rocco – soprattutto nei bambini trasportati in automobile”. Infatti, secondo una recente indagine dell’Università Cattolica, soltanto il 10% dei bambini ricoverati in ospedale per trauma cranico in seguito ad incidente era fissato ai seggiolini come previsto dalla legge.