Di fronte alla compresenza di “scristianizzazione ed elementi religiosi”, che nel “caso italiano” permangono soprattutto “in alcuni momenti forti della vita delle persone”, occorre chiedersi “come dar corpo a nuove forme di evangelizzazione della fede”, modulando l’annuncio cristiano” in rapporto a due contesti essenziali della vita umana: il mondo degli affetti, e in primo luogo la famiglia, e quello del lavoro, che chiede di stare nel mondo e nella storia”. Ha sintetizzato così mons. Giuseppe Betori, segretario generale della Cei, il dibattito svoltosi oggi tra i vescovi sulla prolusione del card. Ruini, che ha aperto i lavori della XLVIII Assemblea della Cei. Per assolvere al compito, ritenuto prioritario, di “evangelizzazione del mondo contemporaneo” – per il quale “il progetto catechistico italiano resta un punto di riferimento obbligato per la catechesi” – secondo i vescovi è necessaria “una evangelizzazione non disincarnata”, che riprenda un po’ lo stile dei vecchi parroci, “capaci di star dentro la vita concreta della gente”. In alcuni dei tredici interventi della mattinata si è sottolineata, invece, l’importanza della “comunione collegiale tra i vescovi”, anche attraverso la promozione di “un ruolo specifico delle regioni ecclesiastiche”, per “personalizzare” di più il lavoro dei vescovi e potenziare “l’attenzione alle particolarità locali”, visto che “l’universo ecclesiale non è standardizzato”. I vescovi, ha reso noto Betori, hanno anche evidenziato “alcuni problemi più urgenti” per la situazione sociale, come la necessità di “interpretare la globalizzazione, per orientarla e non subirla come omologazione” e di affrontare la questione meridionale “non come problema del Sud, ma di tutta la nazione”. I vescovi hanno anche chiesto di potenziare l’attenzione al tema della salvaguardia del creato (attraverso “una nuova attenzione ai problemi del mondo rurale e alle frontiere inedite, come la bioetica”) e alle questioni del lavoro e della povertà, per “garantire a tutti un lavoro dignitoso” e franare “l’estendersi di nuove forme di povertà familiare”, legate proprio alla sottoccupazione.