ASSEMBLEA CEI: MONS. BETORI, IN POLITICA I VESCOVI NON SI SCHIERANO

I vescovi “non hanno espresso in precedenza nessuna preferenza politica”, prima del voto, e “sarebbe stato del tutto anomalo prendere posizione adesso”. Nella sua prima conferenza stampa da Segretario Generale della Cei, mons. Giuseppe Betori ha riferito ai giornalisti che, nella prima giornata della XVIII Assemblea generale della Cei, “i temi politici non hanno avuto grande rilievo”, e soprattutto “non ha avuto nessun rilievo il problema delle parti politiche, vincenti o no”. Questo perché, ha spiegato Betori, “non ci si schiera, nel momento in cui gli elettori si apprestano a fare la scelta, né si plaude una volta che questa scelta è stata fatta”. Per i vescovi italiani, in altre parole, “i problemi stanno altrove”, e “le preoccupazioni sono semmai verso la situazione politica in generale”, in primo luogo sulla necessità di “condurre in porto” le riforme istituzionali. “Al di là delle scelte elettorali – ha puntualizzato, infatti, il segretario generale della Cei – ciò che conta è l’impegno di tutti – maggioranza e minoranza – a porre mano alle riforme, per affrontare poi con maggiore chiarezza i problemi dei contenuti dell’agire politico, che sono quelli che più ci premono”. Riguardo alla presenza dei cattolici in politica, Betori ha ricordato che “sin da quanto si è preso atto della fine del partito unico di ispirazione cattolica, è risultato altrettanto chiaro che ciò non comporta, per i cattolici, vivere in una sorta di diaspora. Esistono altre forme di confronto tra i cattolici impegnati in politica, per poter maturare in modo convinto le proprie scelte in rapporto alla dottrina sociale della Chiesa”. I vescovi, dunque, “sono pronti a sostenere anche modelli nuovi di confronto”, visto che “le modalità di incontro e confronto, in questo campo, non hanno una forma unica”, quanto piuttosto “la flessibilità e la duttilità” tipiche del “progetto culturale” orientato in senso cristiano. Come è stato già detto in occasione del Convegno di Palermo del 1995, ha concluso Betori, “l’iniziativa di cercare luoghi e momenti di confronto politico deve partire dai laici”.