In materia di aborto, “le attese travalicano le maggioranze, anche perché non si misurano sui programmi, di una forza politica o dell’altra, ma sui programmi concreti che vengono attuati”. Durante la prima conferenza stampa dell’Assemblea generale della Cei, in corso in Vaticano fino al 18 maggio, mons. Giuseppe Betori, segretario generale dei vescovi italiani, ha risposto in questi termini alla domanda di un giornalista, che riproponeva la questione della possibile revisione delle legge 194. “Non è una novità – ha ribadito Betori – che i vescovi auspichino da sempre una legislazione diversa in materia di aborto, ma spetta ai politici, e ai cattolici impegnati in politica, valutare la concreta attuabilità dell’introduzione di un regime diverso, in fatto di interruzione volontaria di gravidanza”. Su un piano generale, ha osservato Betori, “i vescovi si augurano il completamento del tragitto” di revisione della legge: “si aspettano la vita, non la morte, e nemmeno la metà del cammino tra la morte e la vita. Finché si prevederà la morte, i vescovi non saranno mai contenti di questa legge”. In attesa, tuttavia, di auspicabili modifiche (o della revisione totale dell’impianto legislativo), “non resta altro” che attenersi alla legislazione in corso, ha commentato Betori. Anche in materia di famiglia, ha aggiunto, “non misuriamo i programmi politici, ma le attese che dovranno essere tradotte in progetti”. E’ indubbio, ha sottolineato tuttavia il segretario generale della Cei rimandando ad un passaggio della prolusione del card. Ruini, che “non c’è crescita delle famiglie se non si manifestano anche condizioni fiscali idonee ad aiutarle concretamente”.