Il card. Husar commenta le difficoltà che il viaggio del papa ha suscitato nel Paese, soprattutto da parte della Chiesa ortodossa legata a Mosca che in una lettera inviata al Papa il 22 gennaio scorso aveva chiesto di “rimandare la vostra visita in Ucraina, affinché essa avesse luogo in un tempo più propizio per le relazioni reciproche tra le nostre Chiese”. La risposta di Giovanni Paolo II al metropolita Volodymyr è arrivata il 7 aprile ed è stata consegnata personalmente dal card. Tucci. “La prossima mia visita – scriveva il papa – vuole anche porre in evidenza una costante e rispettosa attenzione verso i fratelli ortodossi, insieme al deciso impegno di continuare a percorrere la via del dialogo nella verità e nella carità”. ” “”C’è una parte della popolazione – spiega il card. Husar – che è stata in qualche modo istruita a considerare il Papa come un nemico. Non sono molti ma ce ne sono. Speriamo che la visita di Giovanni Paolo II in Ucraina possa rappresentare un’occasione per scoprirlo in maniera nuova: una persona, non solo anziana e debole, ma profondamente credente. E un uomo di fede porta, ovunque va, del bene Ma la grande maggioranza degli ortodossi è gente di buona fede a cui un incontro con il Papa potrà servire a conoscerlo meglio”.” ” Cosa spera alla vigilia del viaggio? “Speriamo in un miracolo – risponde il card. Husar – e non lo diciamo tanto per dire perché dopo lo scioglimento del blocco sovietico, sappiamo che Dio può fare miracoli e può farli ancora. Sarei molto contento se si potesse iniziare il dialogo con il Patriarcato di Mosca anche subito: forse ci vorranno 10 anni per arrivare in fondo ai problemi e raggiungere una soluzione. Ma non è importante sapere quando arriviamo. E’ importante iniziare”.” “” “” “