Aumentano i profughi, si combatte ancora nella valle di Presevo, ma la crisi potrebbe evolvere positivamente: è questa l’analisi della Caritas Italiana sulla situazione in Macedonia, dove oltre 25 mila profughi sono arrivati dal febbraio scorso per sfuggire al confronto militare tra l’esercito jugoslavo ed i ribelli albanesi. Oggi, 24 maggio, è la data prevista per il rientro dei serbi in tutte le zone della fascia di sicurezza imposta dalla Nato attorno al Kosovo. Secondo la Caritas Italiana, tali spostamenti non hanno prodotto un aggravamento della situazione, anche se il flusso degli sfollati non accenna a diminuire. Negli ultimi quattro giorni ne sono giunti più di 4 mila, prospettando una nuova crisi umanitaria di notevoli proporzioni. Sul terreno sono presenti varie organizzazioni di soccorso e solidarietà: Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati, Croce rossa internazionale, Croce rossa Kosovo, associazione Madre Teresa, Caritas Kosovo, oltre ad alcuni operatori della Caritas italiana. Il problema più immediato è costituito dal fatto che, a questi ritmi di arrivi, la capacità di accoglienza dei profughi da parte delle famiglie kosovare presto si esaurirà. Urge quindi pensare ad altre forme di intervento. Un aiuto viene da alcune parrocchie cattoliche lontane dall’area di confine. Ad esempio, quella di Zllokuqan ha raccolto otto tonnellate di cibo e vestiario, mentre i musulmani di un villaggio vicino hanno raccolto denaro consegnandolo alla Caritas Kosovo. Restano gravi anche i problemi sanitari, con un ambulatorio subissato di richieste di intervento, come pure si pone la questione di come organizzare attività scolastiche ed educative per i numerosissimi bambini presenti tra i profughi.