Questa mattina Giovanni Paolo II ha ricevuto in Vaticano, in occasione della festa dei Santi Cirillo e Metodio, compatroni d’Europa, le delegazioni dell’ex-repubblica jugoslava di Macedonia e successivamente quella della Bulgaria. Durante entrambi gli incontri ha sottolineato “le indelebili tracce nella vita religiosa e culturale” lasciate dai due “apostoli degli Slavi” nel corso della loro missione evangelizzatrice. Alla delegazione macedone Giovanni Paolo II ha richiamato l’insegnamento di Cirillo e Metodio sul ruolo dei cristiani di essere “costruttori di comunione nella Chiesa e nella società”, di fronte a una permanente situazione di tensione e conflitto che ancora pervade l’area. Alla delegazioni della Bulgaria il Papa ha voluto richiamare il particolare modello di evangelizzazione costituito dai due compatroni. “Partiti all’incontro dei popoli slavi – ha detto nel suo discorso – i due fratelli di Salonicco si sono presto consacrati alla traduzione della Bibbia, apprendendo la lingua, ma anche i costumi e le usanze dei popoli che li accoglievano”. Oltre ad aver creato l’alfabeto (detto “cirillico”), essi – ha aggiunto il Papa – “non solo hanno compiuto la loro missione rispettando pienamente la cultura che già esisteva presso i popoli slavi, ma hanno contribuito a sostenerla e svilupparla instancabilmente, accanto all’annuncio religioso”. Per questo – ha poi concluso – “in un’Europa che cerca la sua identità e la sua unità, essi rappresentano una via esemplare e stimolante perché il Vangelo, radicato nelle culture dei popoli, le fecondi e le nutra”.