Nonostante le attuali difficoltà, il prossimo viaggio del Papa in Ucraina è un segno di “speranza” ed “un aiuto a migliorare i nostri rapporti con gli ortodossi, che sono stati sempre corretti ma non molto caldi”. Lo ha ribadito il card. Lubomyr Husar, arcivescovo greco-cattolico di Leopoli degli Ucraini, facendo oggi il punto sul prossimo viaggio apostolico di Giovanni Paolo II, in programma dal 23 al 27 giugno. Il card. Husar ha informato i giornalisti che sono stati invitati ad incontrare il Papa a Leopoli “i rappresentanti di tutte e tre le chiese ortodosse presenti in Ucraina”: quella legata al Patriarcato di Mosca, quella legata al Patriarcato di Costantinopoli e la Chiesa ortodossa autocefala, a cui si è aggiunta di recente – ha informato Husar – un’altra (sia pure molto ridotta di dimensioni) Chiesa ortodossa, per iniziativa di un metropolita di Leopoli autoproclamatosi come suo capo. Sempre riguardo all’imminente viaggio del Papa, Husar ha invitato a “fare una chiara distinzione tra la gerarchia, a volte favorevole e a volte contraria, ed il popolo, molto desideroso di vedere il Santo Padre”; un discorso a parte, poi, va fatto per quel 40-50% della popolazione che “è totalmente al di fuori di qualsiasi chiesa, anche se non è più di moda l’ateismo del passato”, Il card. Marian Jaworski, arcivescovo di Leopoli dei latini, ha osservato che, “in un Paese post-comunista, per molti la visita del Papa sarà la prima occasione di incontro con la realtà cattolica” e ha osservato che, grazie soprattutto alla televisione nazionale, “da due mesi a questa parte è molto migliorata l’informazione sulle attività del Papa”. Ad una domanda sulla possibilità che il presidente ucraino, Leonid Kuchma, “strumentalizzi” in qualche modo il viaggio del Papa, Husar ha precisato: “Ogni governo di qualsiasi Paese dove vada il Papa trae vantaggio da queste visite. L’Ucraina non fa eccezione, ma la prima cosa da considerare è che il Papa viaggia come pellegrino e non da politico”. ” “” “