Nella sola arcidiocesi di Leopoli, che conta circa 300 mila credenti di rito latino, “ci sono quattro rami della Chiesa ortodossa”, oltre alla Chiesa cattolica. A mettere l’accento sulla “divisione” delle chiese cristiane in Ucraina è stato il card. Marian Jaworski, arcivescovo di Leopoli dei Latini, illustrando oggi ai giornalisti la situazione della sua chiesa a meno di un mese dal viaggio del Papa in Ucraina (23-27 giugno). “Coloro che si chiamano cristiani, ad eccezione dei cattolici, non sanno perché appartengono ad un ramo piuttosto che ad un altro della medesima Chiesa ortodossa. Un fattore importante per questa appartenenza è dato dalla nazionalità nella quale le persone si riconoscono, e manca quasi tutto la consapevolezza ecclesiale, il motivo per cui si frequenta una chiesa piuttosto che un’altra”. Jaworski, inoltre, ha implicitamente definito impropria la semplificazione giornalistica che definisce la Chiesa ortodossa principalmente “ucraina” e quella latina “polacca”: “Non siamo una Chiesa polacca”, ha precisato Jaworski rispondendo ad un giornalista, “celebriamo in diverse lingue: polacco, ucraino, slovacco, ungherese, a seconda delle necessità e delle zone di provenienza dei fedeli, cercando di portare l’annuncio cristiano nella lingua che la gente del posto comprende”. Ai cardinali presenti al VI Concistoro straordinario (tra cui anche i neoporporati Husar e Jaworski) si è rivolto, infine, il Papa, incontrandoli ieri, al termine dei lavori, per ringraziarli dei momenti di “profonda comunione ecclesiale” vissuti insieme. Invitando i porporati a “sperimentare ancora una volta”, nel prossimo Concistoro di ottobre, “questa forma molto valida di esercizio della collegialità episcopale”, Giovanni Paolo II ha sollecitato i suoi confratelli a “rafforzare i vincoli di fraternità, di reciproca stima e di proficua intesa, che ci uniscono nel servizio alla Chiesa”. ” “” “