“Secondo i nostri calcoli ad ogni ex-internato italiano dovrebbero toccare 15 milioni di lire”. E’ la stima dell’Anrp (Associazione nazionale reduci dalla prigionia) resa nota dal segretario Enzo Orlanducci in un’intervista contenuta nell’ultimo numero del settimanale cattolico italiano in Germania “Corriere d’Italia”. In base ad una statistica dell’Oim (Organizzazione internazionale per le migrazioni), durante la seconda guerra mondiale i deportati italiani in Germania sono stati 75.500. Nell’agosto 2000 nel Paese è stata varata una legge che prevede un indennizzo per le vittime del nazionalsocialismo, ma se gli italiani verranno considerati “prigionieri di guerra” non avranno diritto ad alcun risarcimento. Secondo Orlanducci “fu proprio Hitler, il 20 settembre 1943, a cambiare la dicitura agli italiani: da ‘prigionieri di guerra’ a ‘Internati militari italiani’ (Imi)”. Essi, precisa Orlanducci, in quanto oppositori del nazismo “divennero lavoratori coatti”, una qualifica che “in base alla legge tedesca dà diritto al risarcimento”. Finora all’Anrp sono pervenute circa ventimila domande, ma ne sono attese in tutto più di settantamila. Il tempo stringe, perché il termine ultimo per la richiesta di indennizzo è l’11 agosto. Nel frattempo, informa il “Corriere d’Italia”, “il governo tedesco sta valutando l’ammissibilità al programma di risarcimento degli Imi, e la decisione definitiva è attesa per giugno”, ma “si sta prendendo in considerazione la possibilità di una proroga del termine di consegna per le domande”. Rimane da definire il trattamento che verrà riservato agli eredi di questi italiani.