“Tollerare la mutilazione dei più deboli è un pessimo segno per la società! In nome del principio di precauzione si accetta una vera regressione e un ulteriore passo verso l’eugenismo di Stato”. Il richiamo viene dal Consiglio permanente della Conferenza episcopale francese alla vigilia dell’esame definitivo da parte dell’Assemblea nazionale della legge relativa all’interruzione volontaria di gravidanza e alla contraccezione (previsto per domani, 30 maggio). Dopo aver ricordato che la propria posizione sull’aborto è contenuta in una precedente Dichiarazione, il Consiglio esprime oggi in una nota forte preoccupazione per l’eventuale approvazione dell’articolo 20, introdotto come emendamento alla suddetta legge durante la seduta dello scorso 5 dicembre e volto ad autorizzare la sterilizzazione dei soggetti maggiorenni posti sotto tutela a causa di grave handicap mentale. “La sterilizzazione – si legge nella nota – è una mutilazione interna e definitiva, che tocca profondamente l’integrità di una persona”, non risponde “alle attese dei portatori di handicap e rimarca la loro fallita integrazione nella società”. Inoltre, osservano i vescovi, “questo articolo di legge solleva numerose questioni etiche”. “Chi determinerà – si chiedono – se un handicappato maggiorenne è capace di scegliere, o se una decisione deve essere presa per lui? Chi ha il diritto di assumere tale decisione per conto d’altri? In ultima istanza, un magistrato. Ma tale procedimento è moralmente accettabile? Non si rischia di passare ancor più sotto silenzio le aggressioni e le violenze sessuali che già troppo spesso questi soggetti subiscono?”. Ad avviso dei vescovi francesi l’approvazione di questo articolo sarebbe “un irreversibile attentato a queste persone, ritenute indegne di procreare a causa del loro handicap”. Una discriminazione che “intaccherebbe l’integrità e i diritti fondamentali di ogni essere umano, quale che sia, e che uno Stato ha l’obbligo di garantire” e sarebbe in contrasto con i fondamenti del Codice civile. “Un ambiente appropriato, non una mutilazione definitiva”: di questo hanno bisogno i portatori di handicap, per i quali, concludono i vescovi, “il dramma peggiore è quello di non essere riconosciuti come membri a pieno titolo del corpo sociale”.