“Il rapporto tra cristiani e musulmani all’interno della storia” è stato a volte “simile a un duetto” a volte “teso come un duello”. Lo scrive mons. Gianfranco Ravasi in un editoriale che comparirà sul prossimo numero di “Letture” – alla vigilia del viaggio del Papa in Siria – Tra i punti di contatto, vi è il fatto che le fonti principali del Corano siano l’Antico e il Nuovo Testamento; tra quelli di divergenza la “polemica antitrinitaria che costella il Corano” e l’umanizzazione di Gesù “riconducendolo alla figura di un figlio di donna e di servo del Signore”. Questo significa che esistono “alcuni punti fermi che, da un lato, raccordano intimamente cristianesimo e islam, ma che, dall’altro, li fanno profondamente divaricare, e questi punti sono di natura cristologica”. Ovviamente, aggiunge Ravasi, “le connessioni e le divergenze ideologiche sono molto più complesse e già oggetto di vasti studi e approfondimenti. Esse si estendono ad altri settori, quali quelli dell’etica, dell’antropologia, dell’escatologia, della società”. Si ha così, “in ambito cristiano – osserva più avanti – la reazione quasi atterrita di fronte a certe forme (pensiamo al fondamentalismo) sotto le quali l’islam viene semplificato. L’assenza di una conoscenza genuina del pensiero musulmano, gli stereotipi socio-culturali, le urgenze concrete completano a loro volta l’erezione di un muro di separazione e di incomprensione. Si elide così un passato glorioso di comunicazione e si tagliano radici comuni sotterranee”. Tra gli esempi di “dialogo appassionato, soprattutto nell’orizzonte mistico”, mons. Ravasi ricorda il “legame intenso” tra lo studioso cattolico Louis Massignon (1883-1922) e il musulmano al Hallaj (857-922).